lunedì 7 aprile 2014

Una storia di scherma, regole e pensiero imbecille.

Mario Roboanti è uno schermidore. Rappresenta il suo paese agli appuntamenti internazionali e non sempre fa una bella figura. Mario, infatti, è basso, cicciottello, piuttosto lento e con una forza limitata: nonostante le sue caratteristiche fisiche, però, Mario riesce a rimanere nella medio alta classifica grazie all'esperienza, agli allenamenti congiunti con altri atleti, al prestigio e alla soggezione che il suo nome ancora incutono agli avversari.

Un giorno Mario si è svegliato con una strana idea in testa: "Non sono io che non sono abbastanza bravo per essere il campione del mondo, sono le regole della federazione che mi imbrigliano! Senza quelle io sarei il campione assoluto!".

Forte di questa convinzione Mario comincia a lamentarsi pubblicamente dei regolamenti internazionali di scherma, soprattutto all'interno della sua squadra; cerca di attirare altri atleti alla sua causa, con anche un certo successo tra chi vegeta nei ranghi inferiori della classifica, ma la maggior parte di loro risponde semplicemente "No, grazie" e continua a cercare di entrare nella federazione di Mario.

Mario prosegue per la sua strada ed un bel giorno si presenta ad un incontro con un elaboratissimo abito con mantello "MADE IN ITALY 100%" (fatto dai Cinesi a Prato) ed uno spadino magnificamente intarsiato (DOCG).
Convinto di vincere, e stravincere, passa arrogante dai suoi ex compagni di squadra glorificando l'importanza dello stile sull'efficacia, annunciando che le cose fatte in Italia sono migliori di ogni altra cosa al mondo, mostrando orgoglioso i fregi e gli intarsi del suo spadino agli atleti avversari.
Tutto ciò che ottiene sono sorrisi freddi e domande imbarazzanti:
"Ma il mantello non ti da fastidio per schivare? Non ti appesantisce?"
"Ma lo spadino non è troppo corto?"
"Ma quella guardia mi sembra un po' inefficace.."

Invidiosi, sono solo invidiosi, è il pensiero di Mario mentre torna al suo posto.

Quando è il suo momento di combattere Mario annuncia pubblicamente il suo rinunciare ai regolamenti e implicitamente anche alle tutele che la federazione e la sua squadra gli garantivano. Il suo primo incontro è contro Alenka Bineri, Slovena, più volte sconfitta in passato senza particolari problemi.
Mario sfoggia delle riverenze per mostrare a tutti la raffinata fattura delle sue vesti e dello spadino, mentre Alenka gli da le spalle e armeggia con una strana valigia.

Quando Mario decide di scattare verso la sua avversaria si accorge che quello che lei tiene in mano non è una spada, ma un lanciafiamme. L'incontro finisce in una fiammata. Il magnifico vestito di Mario è in fiamme ed il suo spadino è miseramente sciolto.

In tutti gli incontri successivi, anche quando gli avversari con un rispetto che assomiglia molto alla pietà decidono di usare l'equipaggiamento standard, Mario viene clamorosamente sconfitto, le sue spade e le sue armi sempre molto vistose sono inefficaci, le sue vesti lo impacciano e tristemente si rende conto che in fondo quei regolamenti una loro utilità l'avevano.
Inoltre i costi di iscrizione e di equipaggiamento sono aumentati vertiginosamente senza gli sconti della federazione e gli aiuti dei compagni di squadra.

Per la fine della stagione Mario è piombato negli angoli bui del fondo della classifica, in compagnia di alcoolizzati che combattono con bottiglie rotte, tossicodipendenti con in mano siringhe e uomini traumatizzati che tremano agitando un machete.

Mario tenta un timido approccio per rientrare nella federazione, scusandosi e accettando qualunque umiliazione pur di tornare in alto, promette allenamenti costanti, dieta ferrea, rigore, e tante altre cose che aveva promesso già anni prima, in occasione del suo primo ingresso in squadra.
Ma nessuno gli crede, a nessuno importa più di Mario che ha mandato a quel paese i suoi compagni e rivali per arroganza. Ora Andrzej combatte abbastanza bene al suo posto, Manolo aiuta con il catering al posto suo, Pierre supplisce al morale ed alle storie di gloria passata e Hans studia tattiche e strategie di squadra senza più nessuno che lo infastidisca.

Quindi addio piccolo Mario, ti troverai bene laggiù e magari ti renderai piano piano conto da solo che se sei finito lì non è colpa della tua squadra, ma solo tua. Anche se probabilmente starai già raccontando ai disadattati attorno a te del complotto che ti ha fatto cacciare dal club dei grandi perché erano tutti invidiosi del tuo stile superbo. Testa di cazzo. 

mercoledì 12 marzo 2014

EU IV: All belongs to Mother Russia!

Premessa: questo post non avrà niente a che vedere con l'attuale situazione Ucraina, né con la vita reale. Ho ricominciato a giocare ad Europa Universalis IV, quindi se siete in attesa di un mirabolante intervento sulla crisi in Crimea non è il posto giusto, potete circolare.

Ora entriamo a bomba in topic. L'altro giorno stavo scavando nella mia libreria di Steam in cerca di un qualcosa per impegnare il mio già scarso tempo libero; improvvisamente mi sono ricordato di aver iniziato una partita ad EU IV con la Moskova e di averla abbandonata un po' così, praticamente all'inizio.

Allora ho ripreso in mano il tutto e la mia piccola Russia che già comprendeva Moskova e Novgorod ha cominciato inesorabilmente ad espandersi verso est, arrivando a Vladivostok e colonizzando le isole superiori del Giappone. Nel Caucaso ho ridimensionato la Crimea e qualche Khanato erede dell'orda dei Mongoli mentre in Europa ho annesso la Finlandia, bastonato la Danimarca e dopo un paio di fasi alterne ho una stabile alleanza con l'Ungheria.

Ad un certo punto vengo coinvolto nella guerra di successione al trono di Polonia, contro l'Austria + Brandeburgo, che non è questa potenza assoluta. Schiero i miei 100mila uomini di esercito in centro Europa, convinto in una rapida vittoria e invece.. Il livello tecnologico militare austriaco è 16, il mio è 13, quindi è un massacro.
Una pace di compromesso mi permette di mantenere il trono di Polonia, ma urge una modernizzazione.

Ho iniziato il processo di occidentalizzazione dello stato, un po' a cuor leggero, lo ammetto, ma.. Non ero assolutamente preparato a 20 anni di rivolte reazionarie, guerra civile, bancarotta, immobilità dello stato, rivolte religiose e nazionaliste, grande instabilità e chi più ne ha più ne metta.

Alla fine ho passato un'ora piena di gioco a domare ribellioni per completare questa maledetta occidentalizzazione e non ho ancora finito!

Ah, il peso di essere il nuovo Pietro il Grande..

PS: aggiornamento, non sono Pietro il Grande. Dopo il processo di occidentalizzazione ho perso la ribellione in Finlandia ed in Kazakhstan, domato 3 ribellioni ma quando è anche scattato l'evento "Periodo turbolento" quindi la mia % di ribellione è raddoppiata senza motivo non sono più riuscito a stare dietro a tutto.
La Grande Madre Russia è andata in pezzi, preda di ogni stronzo che passa e delle guerre civili, con un esercito numeroso ma demoralizzato che perde OGNI battaglia, anche in totale superiorità numerica. End of story.

giovedì 20 febbraio 2014

"Che Italia di merda, posso dirlo?" "Ecco.. no."

Stasera ho assistito ad uno dei soliti siparietti da treno; una scena già vista più di una volta, il litigio con il controllore per il biglietto.

Io faccio il pendolare tra scuola e lavoro da circa 14 anni e di scene del genere ne ho viste a centinaia. Una volta i protagonisti assoluti erano i ragazzini che compravano le sigarette coi soldi dell'abbonamento settimanale e gli immigrati che non compravano il biglietto e cercavano di buttarla sul razzismo. Alle volte pure con successo.

Ultimamente sono sempre più lavoratori e persone "normali" a piantare casini di questo tipo. Ora, non voglio fare un post sociale ed economico sulle reali capacità di acquisto di queste persone, perché non credo sia il caso della scena a cui ho assistito stasera, quello di cui voglio parlare è la scusa.

Se i ragazzini possono dire più o meno quello che gli pare tanto sarà una palla in ogni caso, e gli immigrati la giocano sul "povero negro", queste persone pretendono di avere ragione anche senza biglietto e le loro giustificazioni hanno diverse direzioni:

  1. Il pessimo servizio
  2. Paragoni con altri
  3. L'eccezionalità della cosa
Il pessimo servizio 
Significa tirare in ballo il fatto che "non ho il biglietto MA i treni sono sempre in ritardo ed il servizio fa schifo"; oltre ad ignorare completamente il fatto che se non pagano il biglietto il servizio non può sicuramente migliorare, lo si fa passare come una ardita protesta politica, una scelta consapevole di campo, non pago per protesta! 

Ecco, qui sta la cazzata. Innanzitutto se il servizio è pessimo non si è obbligati ad usufruire del servizio, si può andare a lavorare in macchina, bici, a piedi, monopattino, volando, come si vuole ma non in treno; se si utilizza un servizio lo si paga, punto. 

Inoltre in caso di disservizi c'è uno sportello per i rimborsi apposito, se per un motivo o per un altro non vengono mai concessi i rimborsi ci sono associazioni di consumatori, avvocati vari, e gente del genere il cui LAVORO è accogliere le istanze di protesta e si può agire tramite questi enti (o fondarne uno proprio eh, se ci si tiene) per far estendere le condizioni in cui è previsto il rimborso.

Altrimenti se è davvero la protesta quello a cui si mira, si accettano le conseguenze delle proprie azioni e si prende la multa, facendo notare i motivi della protesta etc etc. Un po' inutile secondo me, ma onorevole. Non è che se io per protesta decido di lanciare bombe a mano nella sede del comune per le troppe tasse poi piango come un bambino viziato nel momento in cui vogliono blindarmi a vita. Non dico che starei fermo a farmi arrestare, ma frignare "Arrestarmi è ingiusto perché il comune è cattivo" continua a sembrarmi una puttanata.

I paragoni con altri 
Cercano di far passare l'idea che se qualcun altro l'ha fatta franca allora possono farla franca tutti. L'esempio classico è "agli zingari il biglietto non lo chiedete mai". 

Ora, è vero. Non lo chiedono mai, non li fermano mai, non gli fanno mai un cazzo (o almeno, per quel che ho visto io), perché spesso e volentieri poi aprono la pancia del controllore con un punteruolo e se ne vanno. Ma questo cosa ha che fare con gli altri? Si stanno autonomamente mettendo nella stessa categoria di "essere umano" di un figlio di puttana che accoltella un controllore per 2€ di biglietto?

Se davvero si vuole essere trattati allo stesso modo, si vuole che gli altri li vedano allo stesso modo, ebbene, tirino fuori un coltello a serramanico per aprire la pancia ad un controllore. Non siete mica bestie? E allora perché paragonarsi a loro?

Io sono consapevole che alcuni datori di lavoro fanno dei discorsi deliranti del tipo "Eh, anche i lavoratori in PAESE SENZA DIRITTI SOCIALI A CASO non hanno DIRITTO DEL LAVORO ACQUISITO DA ANNI, mica sono solo io, hai visto?"; questi discorsi si sentono troppo spesso, e in una persona normale dovrebbero istigare solo odio feroce e propositi di vendetta.
Così come non si vuole farsi paragonare ad uno schiavo del Sticazzistan, non credo si voglia paragonarsi ad un criminale. Eppure eccoli lì, a dire "Eh, ma a quelli lì non fate mai niente!"

L'eccezionalità della cosa
Altro grande cavallo di battaglia è "Io sono anni che pago il biglietto, oggi non ce l'ho e mi fa comunque una multa". Non credo che dovrei nemmeno cercare di commentare questo. Proporrò soltanto altri esempi dello stesso ragionamento in altri ambiti e l'assurdità dovrebbe essere automatica.
Sono X anni che pago le tasse, quest'anno non le pago.
Non prendo una multa per divieto di sosta da X anni, oggi parcheggio su un parcheggio per disabili.
In fondo sono X anni che pago la bolletta del gas, la prossima la cestino senza pagarla.
Ho già pagato X rate del mutuo, quest'anno me lo prendo gratis.
Eh, pago i miei dipendenti tutti i mesi da X anni, il mese prossimo niente stipendi.

Non vorrei dire, ma io sono 28 anni che non uccido nessuno. Domani state attenti..

Conclusioni
Questi sono i tre metodi principali a mio avviso, ma ci sono molte varianti e vengono mischiati e scambiati spesso e volentieri.
La conclusione del discorso, una volta presa o meno la multa, e normalmente rivolta agli altri passeggeri per raccogliere un po' di solidarietà gratuita è "Che paese di merda".

Questa sera ho sentito in conclusione un bel "Che Italia di merda, posso dirlo?"
Ecco signora, no, per me non può dirlo. Perché ha torto marcio. Perché se questa Italia è così una merda è anche colpa sua, di quelli come lei (e come me, che non sono un santo o un eroe) che accampano mille scuse per le loro mancanze consapevoli, che sanno di essere in torto ma si auto assolvono e giustificano usando gli altri, che usano il "così fan tutti" per non assumersi responsabilità e quando dopo anni e anni di malcostume e maleducazione si ritrovano con uno stato a puttane, un paese in caduta libera ed una Patria che non fa da padre o madre a nessuno danno ancora la colpa agli altri, ai politici che HANNO ELETTO, agli stranieri e agli altri stati che se ne sbattono e fanno il loro gioco, e alla stessa Italia, assunta ad organo senziente che è la causa di tutti i mali. 
Quella stessa Italia furba e infame che hanno costruito.
E non c'è bisogno di prendere colpe ancestrale, di tirare in ballo guerre, colpe storiche e caratteristiche di popoli e movimenti popolari di secoli fa, perché sono gli ultimi anni che hanno costruito l'Italia di oggi, ed è oggi che si costruisce l'Italia di domani.

Che non potrà essere migliore, se non si vuole nemmeno pagare il biglietto del treno.

venerdì 14 febbraio 2014

When Sysadmin Ruled The Earth

Io e Cory Doctorhow abbiamo un rapporto un po' travagliato (anche se lui non lo sa eh..)


Alcuni suoi lavori sono veramente interessanti, l'attenzione per i dettagli tecnici e per i riferimenti informatici sono sempre apprezzati, anche se altre volte sembra che li sbatta dentro un po' a cazzo di cane, giusto perché è fico, e la cosa mi disturba enormemente.

In ogni caso ho apprezzato molto "Little Brother", ne avevo scritto anche qui sul blog nonostante il finale un po' semplicistico. Allora quando mi è capitato per le mani un racconto dal titolo "When Sysadmins Ruled The Earth" ho iniziato prima a ridere come uno scemo per il titolo, e poi a pregustarmi per tutta la giornata il momento in cui avrei potuto leggerlo.

Forse mi ha fregato il troppo hype, non so, ma dopo averlo letto mi sono intristito.

La vicenda parte quasi bene, il mondo viene improvvisamente scosso da guerre, incendi, puttanate, ed un virus batteriologico che ammazza tutti nel giro di pochissimo tempo. A Toronto alcuni sysadmin si salvano perché chiusi nel datacenter che gestisce tutto il traffico di rete del Canada nord, e all'interno l'aria viene depurata e microfiltrata.

Allora, in contatto con altri colleghi in giro per il mondo, cercano di raccogliere informazioni su ciò che è successo e..
Ecco, una delle prime cose che viene loro in mente è leggere una dichiarazione di indipendenza del cyberspazio e tenere delle elezioni.
WFT? Cioè, dico, ma che cazzo dici?

La gente muore a miliardi là fuori, non si capisce niente della situazione e questi pensano alle elezioni del cyberspazio?

Ora posso capire l'ossessione nel tenere in piedi la rete internet, del respingere attacchi di malware, spam, etc etc, deformazione professionale insomma, posso capire una reazione un po' surreale ed autistica da sistemisti informatici, ne so qualcosa, ma.. che minchia.. le elezioni del cyberspazio no.

Alla fine eleggono il protagonista. Dopo quelle decidono di uscire dal palazzo perché senza cibo né acqua e trovano dei sopravvissuti.
Fine.

Ecco.. Quando ho letto il titolo mi aspettavo una roba del tipo "Il complotto dei sistemisti!" che prendono il controllo delle comunicazioni e governano il mondo nell'ombra nel tentativo di razionalizzarlo dal punto di vista informatico, non una stronzata di sto tipo.

giovedì 23 gennaio 2014

Ender's Game

Ieri sera ho finito Ender's Game, il primo libro di una serie, di Orson Scott Card.


Avevo letto dei commenti entusiasti online in occasione della recente uscita del film, ma mi inquietavano quei riferimenti alla categoria "libro per ragazzi". 
Recentemente "libro per ragazzi" è diventato "libri per ritardati, scritti da ritardati": i contenuti sono al limite del penoso, con uno stile di scrittura traballante e vicende con la logica interna di quadro di Picasso.

Mi sono messo a scavare un po' ed ho visto che la prima edizione del libro data 1985, ottima annata per tutto quanto ^_^ ; ho quindi recuperato il libro in lingua originale e ci ho dedicato l'ultima settimana.

Non sono rimasto affatto deluso. Il libro è semplicemente bellissimo.
La vicenda è ambientata in un prossimo futuro, le nazioni della terra sono temporaneamente unite nella International Fleet sotto la minaccia di una terza invasione degli insetti, dopo due guerre disastrose che hanno quasi portato alla catastrofe.

Gli alti comandi della IF cercano attivamente il prossimo comandate della flotta, monitorando una serie di bambini prodigio e inviandoli alla Battle School. Andrew "Ender" Wiggin è uno di questi studenti, il più promettente, quello su cui gli ufficiali della IF fanno una scommessa azzardata. Sarà lui a comandare la flotta o nessun altro, non c'è più tempo per altri candidati.

Ender ha 6 anni, e si ritrova da solo a fronteggiare sfide di leadership e di comando, ad affrontare gli altri studenti, i loro giudizi e la loro diffidenza, i test dei docenti della scuola ed un misterioso gioco di esplorazione che popola i suoi incubi. Ma Ender è forte, è giovane, ha dubbi e paure, si sente solo, ma è forte. Ha una mente tattica brillante e risultati eccellenti, ma niente basta mai.
La Battle School, che pure lo ha impegnato a fondo, non è altro che un gioco rispetto al suo destino.
Nel frattempo sulla Terra suo fratello e sua sorella iniziano una difficile opera di influenza dell'opinione pubblica per scongiurare un prossimo disastroso conflitto tra il Nuovo Patto di Varsavia e gli USA..

Lo stile dell'autore è semplice ma efficacie. Non farcisce la storia di technobabble inutili, introduce solo il necessario alla vicenda, senza spiegare magari come funzionano tecnicamente gli oggetti ma solo il loro utilizzo, dal punto di vista di Ender.
La psiche di Ender è ben tratteggiata: le paure e le insicurezze, le reazioni di fronte alle sfide, la minuziosa descrizione dei pensieri del protagonista durante il combattimento, tutte queste informazioni sono diluite agilmente all'interno della vicenda, in modo da limitare l'effetto "capitolo filosofico".

Alcune descrizioni tattiche le ho trovato un po' confusionarie, ma spesso la mia difficoltà è stata di natura linguistica. Ad esempio durante un allenamento a gravità zero i ragazzi compiono capriole e acrobazie nel vuoto per raggiungere le loro posizioni. In quel punto l'uso del termine jackknife per indicare i salti carpiati mi ha messo in crisi per qualche pagina, ho dovuto rileggere il tutto un paio di volte per avere un'idea di cosa stesse succedendo.

Tuttavia l'autore non spreca parole a descrivere ogni singola tattica di ogni battaglia, ne prende alcune campione, o particolarmente significative, e le descrive approfonditamente in modo chiaro, mentre altre passano semplicemente come fatte. Vista la mole di scontri, direi che è un'ottima scelta.

La prima parte del libro è un po' di difficile lettura, perché si viene catapultati in questo universo a metà vicenda, con poche spiegazioni e riferimenti. Ma le informazioni fluiscono regolarmente ad ogni capitolo e presto i tratti distintivi del libro emergono dall'ombra.

Dopodiché è tutta discesa, il libro lo si divora facilmente e lo si abbandona con difficoltà, ogni capitolo invita a proseguire ed il breve dialogo introduttivo all'inizio di ogni nuova fase tra i comandanti della IF non fa altro che invogliare il lettore a sbattersene delle ore di sonno, si riposerà dopo morti, ed andare avanti a leggere.

La fine della guerra non è la fine del libro, e forse la parte più importante di tutto è proprio tra l'ultima battaglia e la conclusione, in cui si tirano le fila di tutta la vicenda e si capisce che uomo è diventato Ender.

PS: Ho visto anche il film che è uscito qualche mese fa. In definitiva non è affatto male, ma come ogni film è troppo superficiale e stringato su certe parti.

venerdì 10 gennaio 2014

Leggende di Dune

Nell'ultimo mese le mie letture si sono concentrate sulla trilogia delle Leggende di Dune, di Brian Herbert e Kevin J. Anderson.


Il tutto è ambientato millenni prima di Dune, e ci viene raccontata l'origine della Jihad Butleriana e lo scontro tra gli umani e le macchine.
Il tutto è diviso in tre volumi:

  • The Butlerian Jihad
  • The Machine Crusade
  • The Battle of Corrin
In questi libri si fa conoscenza con gli Antenati di casa Atreides ed Harkonnen, si vedono le ragioni della faida tra le due grandi case, si legge dell'origine dell'Impero, delle Bene Gesserit e della Gilda Spaziale.
Raccontato così sembra una figata, vero?

Ecco, invece la realtà è di molto inferiore alle aspettative. 
L'opera è imponente, credo che in totale si siano ampiamente superate le 1000 pagine, ma la narrazione non è all'altezza del tempo speso per leggerle.

Innanzitutto a parte alcuni personaggi ben tratteggiati, c'è una sequela infinita di personaggi minori abbozzati a metà; intendiamoci, non è che io volessi sapere vita, morte e miracoli di ogni personaggio secondario, però un conto è introdurre un personaggio e descriverlo solo per finalità di trama, un altro è affidarsi a stereotipi, mantenendoli "in vita" anche per un intero libro sempre con le stesse caratteristiche da template.
Un caso su tutti è il Titano Agamennon, addirittura uno dei personaggi principali, che dalla prima pagina fino alla sua fine ragione, vive, parla e si comporta esattamente nello stesso modo e seguendo lo stesso modello: il guerriero assetato di gloria, tattico e brutale. Peccato che nella storia siano passati più di 100 anni e l'universo sia cambiato radicalmente attorno a lui.

Inoltre gli autori hanno creato molte sottotrame, punti di vista, fazioni, opinioni, assolutamente secondari; il risultato di queste operazioni non è altro che dirottare l'attenzione dalla trama principale, facendo perdere il filo del discorso al lettore.
Potrebbe essere un espediente letterario, per lasciare il lettore nell'incertezza di quale effettivamente SIA la trama principale! Una cosa del genere è fatta con successo da George R.R. Martin nelle sue Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ma in questa trilogia non ha il minimo senso. I buoni ed i cattivi sono ben definiti qui, si sa già che alcuni personaggi fonderanno una grande casa nobiliare quindi sono i protagonisti, e molto spesso le sottotrame non sopravvivono per più di pochi capitoli senza aggiungere niente di particolare o rilevante al libro in generale.

Un esempio è il Titano Hecate, compare per qualche capitolo, sembra promettere chissà cosa, e poi muore. Puf, nessuno ne parla più, il suo operato non incide sulla storia, niente di niente.

In ogni caso la storia in sé, per quanto interessante, non mi ha mai preso fino in fondo. Alcune parti sono risultate avvincenti, certo, peccato che siano intervallate da lunghi capitoli di dettagli insignificanti e noia.
La descrizione di battaglie, invece, è decisamente poco accurata; in più di una occasione ho faticato a capire cosa stesse succedendo, mentre gli autori si limitavano a descrivere il tutto con frasi tipo "feroce scambio di colpi tra le parti" oppure "le navi si davano battaglia". Eh, grazie al cazzo.

Qualcosa di buono comunque c'è: a parte soddisfare la curiosità personale riguardo la Jihad Butleriana, Vorian Atreides è un personaggio ben riuscito, così come Xavier Harkonnen. Menzione speciale per il robot Erasmus, che si è evoluto molto come personaggio attraverso i tre libri ed ha una caratterizzazione decisamente ben fatta.

In conclusione credo valga la pena di perdere parecchio tempo per leggere questi tre libri. Per soddisfare la curiosità del passato basta cercare un riassunto di trama online, ho visto che Wikipedia Italia soddisfa praticamente tutte le domande.

Ho un ricordo leggermente più addolcito del Preludio a Dune, invece, ambientato una 50ina di anni prima dell'opera maestra.

Ora penso che riposerò un po', e poi rileggerò Dune per la ottava volta (credo..) per rifarmi la bocca.

mercoledì 18 dicembre 2013

Poi un giorno del 1770 ti svegli e puf, sei diventato una grande potenza!

Parlo di nuovo di Europa Universalis 4, perché ormai la droga mi ha fatto arrivare a livelli tali che parlo spesso di quella, la uso come metro di paragone delle cose, prendo sgarbi diplomatici virtuali come insulti personali e inizio a sviluppare un odio feroce per i Danesi anche nella vita vera.

Ebbene, ieri sera dopo un processo di assimilazione durato 70 anni, il popolo della Lituania ha deciso di entrare a fare parte della grande Nazione Boema! Quindi mi sono ritrovato con un territorio europeo raddoppiato, con una estensione territoriale in grado di rivaleggiare con la Francia e lo stesso Impero Austro Ungarico.
Certo i 100mila uomini di esercito che mi sono capitati in eredità avevano il livello tecnologico del Burundi, quindi ne ho congedati metà e ho iniziato una pesante opera di ammodernamento di infrastrutture (anche quelle ferme al Burundi).

Poco dopo ho potuto testare la mia nuova potenza economica e militare in una lunga guerra contro Impero Ottomano, Trier, staterelli vari e quegli odiosi Danesi.

A parte il fatto che l'Austria ha smazzato quasi tutto da sola, in poco più di un mese ho messo in campo 130mila uomini di esercito nazionale, senza contare i mercenari, che ha spadroneggiato in centro europa, Danimarca, Crimea, Instambul, fino ad arrivare in Egitto.
Poi le mie truppe coloniali, 10mila poveri stronzi probabilmente in preda alla malaria, si sono ritrovati in casa 50mila marocchini, armati con poco più che bastoni credo..
Infatti dopo averli presi solennemente a calci in culo sono tornati a casa con le ossa rotte.

Ora inizio a capire cosa significa essere una grande potenza!

mercoledì 11 dicembre 2013

Boemia, la delicata essenza dell'Impero!

Da qualche tempo ho iniziato a drogarmi pesantemente giocando ad Europa Universalis 4 della Paradox. 

La categoria del gioco è definita grand strategy, ci si occupa delle sorti di uno stato durante i secoli curandone moltissimi aspetti, dalla forma di governo all'espansione militare passando per diplomazia, commercio, infrastrutture, etc. 

A differenza di giochi come Civilization, i giochi sviluppati da Paradox sono ambientanti in un preciso contesto storico nel nostro mondo, e spingono l'utente a prendere in mano le sorti di una nazione e di confrontarsi con eventi realmente avvenuti (ed altri milioni di eventi casuali).

Ebbene EU IV prende un periodo dal 1444 fino al 1800 e dopo attenta considerazione ho deciso di iniziare la mia sfida con la Boemia.
Storicamente il Principato di Boemia e Moravia parte dall'attuale Repubblica Ceca e ha avuto fasi alterne prima di essere assorbito man mano da diversi stati egemoni nella zona.

Ho volutamente evitato di prendere i grandi stati dell'epoca, come Austria o Spagna: da un lato è una scelta penalizzante per una prima partita perché uno stato minore è più in balia degli eventi, ma dall'altro lato uno stato maggiore attira ire e conflitti con tutta una pluralità di nazioni che può rendere difficoltosa la vita.

La Boemia sotto la mia guida (demenziale alle volte, direi) ha prosperato, conquistando Pomerania, Brandeburgo, Magdeburgo, Holstein, Frisia, Lega Anseatica e altri principati minori e territori del Sacro Romano Impero.
Stabile alleata dell'Impero Austro Ungarico e della Spagna, è rimasta in controllo della Curia Papale per decine di anni e da circa 30 anni i suoi regnanti sono scelti come Imperatore dai grandi elettori.
Lentamente ma inesorabilmente sta sottomettendo territori germanici per conquistare l'egemonia nel centro Europa, storica rivale di Baviera e Danimarca.

Negli ultimi anni ha iniziato una limitata avventura coloniale in Costa d'Avorio in Africa, con un discreto successo.

Inutile dirlo, mi sta dando soddifazioni!
Così tante soddisfazioni che ogni volta che inizio a giocare la sera al grido di "solo una mezzoretta!" finisce che sto lì attaccato 3 ore e finisco a letto tardissimo.
Soprattutto non ho più l'età per queste cose, non voglio pensare a quando inizierò con Crusader Kings II!


venerdì 29 novembre 2013

Università e diritto allo studio

Colgo al balzo una notizia letta stamattina, secondo la quale dopo una serie di controlli della Guardia di Finanza alle autocertificazioni dei redditi degli studenti a diverse università romane sono emerse diverse irregolarità alcune decisamente volontarie. "Indigenti" e studenti in fascia minima che andavano a lezione in Ferrari ed altre amenità del genere.

La punizione? La sospensione di borse di studio e altre agevolazioni, una multa e, se lo statuto universitario lo prevede, la denuncia presso l'autorità giudiziaria.

E da qui comincio.
A parte la punizione che è ridicola, come più o meno tutto quanto in questo agglomerato tribale che è l'Italia di oggi, io credo che quegli studenti trovati colpevoli di falso volontario (con apposito processo per stabilirlo) andrebbero semplicemente espulsi dall'università, e dovrebbe venire loro interdetto l'accesso ad altre università italiane per un buon 5 anni.

In questo modo quegli stronzi che volevano risparmiare dei soldi che potevano permettersi di spendere per occupare posto, borse di studio, sussidi etc, di qualche povero bastardo che invece NON si poteva permettere, si fanno 5 anni a non fare un cazzo di niente, a farsi strada nel mondo del lavoro senza nemmeno il pezzo di carta che oggi serve pure a scaricare i bancali ai mercati generali.

Oh sì, poi magari andranno a lavorare in azienda dal papi. O metteranno su un'attività commerciale e poi si daranno aria da imprenditori. O andranno a studiare all'estero (almeno forse imparano una lingua..).

Sinceramente di cosa faranno questi stronzi non mi frega niente. Quello che è importante è 
a) colpire duro 
b) lasciare spazio e risorse ad altri

Il discorso è semplicistico? Sicuramente. Ci sono mille casi particolari di cui discutere? No. I casi particolari non esistono. Esistono le regole e chi le infrange, a suo rischio e pericolo.
Il resto sono puttanate da avvocati.

lunedì 18 novembre 2013

Regicidi e furti in grande stile.

Quando insieme ad un gruppo di sciroccati decidi di assaltare il palazzo del re di Dubai (Emiro, BTW), lo fai fuori, ti siedi sul suo trono e concedi udienza ai sudditi, anche con una certa perizia nel sistemare affari di stato devo ammettere, ti rendi facilmente contro che sei in un sogno.
E allora è in quel momento che inizia il divertimento!

Perché poi si decide arrogantemente di rubare un carro armato M1 e scappare dall'Emirato inseguiti da pazzoidi urlanti in groppa a cammelli.
E allora via, coi cingoli che stridono sulla sabbia, passando attraverso muri, abbattendo minareti e interi villaggi semplicemente passandoci sopra (ma non fatevi notare eh) fino ad arrivare ad un bel traghetto dovrebbe portarci in Inghilterra.

Certo ci tocca corrompere il comandante per fargli chiudere un occhio sul fatto che portiamo 60 tonnellate di carro armato sulla sua nave inseguiti da mezzo mondo.
Quello gli occhi li chiude.
Ma noi gli spariamo lo stesso una volta in acque internazionali.
Perché, Diavolo, sì!

Poi la maledetta sveglia mi riporta qui. Che merda.